Glossario

Time to First Byte (TTFB)

Il Time to First Byte (TTFB) è il tempo che intercorre tra la richiesta di una pagina web da parte dell’utente e l’arrivo del primo byte di risposta dal server. In parole semplici: è il momento in cui il browser riceve il segnale che il sito ha iniziato a rispondere. Non riguarda quindi il caricamento completo della pagina, ma il primo cenno di vita del server.

Perché conta davvero

Un TTFB basso è un segnale di reattività. Quando è alto, l’utente percepisce lentezza già prima che la pagina inizi a mostrarsi. E sappiamo quanto pochi secondi possano fare la differenza: un ritardo iniziale scoraggia, aumenta la probabilità di abbandono e penalizza anche la SEO. Google, infatti, considera la velocità complessiva come fattore di ranking, e il TTFB è il primo mattone di quella velocità.

Nella pratica di un progetto web

Quando si realizza un sito, il TTFB è spesso il primo collo di bottiglia che emerge nei test di performance. Può dipendere dalla qualità dell’hosting, dalla configurazione del server, dal peso delle query al database o dall’uso di plugin che rallentano l’elaborazione. Una web agency attenta, come The Rope, non si limita al design o ai contenuti: punta a un’infrastruttura snella, capace di rispondere subito, così da costruire un’esperienza fluida fin dal primo istante.

Come migliorarlo davvero

Ridurre il TTFB significa lavorare a monte, sul cuore del sito. Scegliere un hosting performante, ottimizzare il server, usare sistemi di cache intelligenti e ridurre al minimo le complessità inutili nelle chiamate al database. È un po’ come avere un cameriere che prende subito l’ordine invece di lasciarti con il menù in mano per dieci minuti: la percezione di efficienza cambia radicalmente.

Errori comuni

Molti pensano che il problema sia solo della connessione dell’utente. In realtà spesso la lentezza è nel server che impiega troppo tempo a restituire la prima risposta. Un altro errore è concentrarsi solo sul front-end, trascurando il back-end che invece è la fonte del ritardo. Anche un uso eccessivo di plugin o script può appesantire i processi senza che ce ne si accorga.

Un esempio concreto

Immaginiamo due e-commerce identici. Il primo ha un TTFB di 200 millisecondi, il secondo di 1,5 secondi. Sul primo, l’utente vede comparire rapidamente i primi elementi e resta. Sul secondo, percepisce una pausa fastidiosa prima ancora che la pagina inizi a caricarsi e, magari, decide di chiuderla. Stessa offerta, stesso prodotto, ma il tempo di risposta ha già fatto la differenza.